6 Gennaio 2022: EPIFANIA DEL SIGNORE, PRELUDIO DI UNA PASQUA ANNUNCIATA

Dopo le solenni celebrazioni del Natale del Signore ed il passaggio del nuovo anno, eccoci ad accogliere la Grazia della sua Manifestazione nell’Epifania.
Questa celebrazione è legata ad un altro momento importante e fondamentale per la nostra salvezza: la Pasqua.
La solennità dell’Epifania istituisce un evidente collegamento con la Pasqua del Signore, non solo perché in questa giornata il sacerdote, dopo la lettura del Vangelo, può dare ai fedeli l’annunzio della Pasqua (un testo che ricorda a tutti la centralità del Mistero Pasquale nella vita liturgica e l’incidenza, quindi, che esso deve avere nella vita del cristiano), ma anche perché gli stessi doni che i Magi portano a Gesù inducono un tale legame. Infatti, se l’oro simboleggia il Re e l’incenso il Dio immortale, la mirra annuncia l’Uomo deposto dalla Croce. Infatti, quel Bambino nato per noi, morirà un giorno, per noi e per la nostra salvezza, sul legno della Croce: “dalle sue piaghe – dice San Pietro citando Isaia – siete stati guariti” (1Pt 2,24).

Non solo la liturgia, ma anche l’arte cristiana ha voluto rendere evidente l’unità del Mistero, collegando Incarnazione e Redenzione in un unico grande atto d’Amore. Quelle culle in pietra che, in tante immagini (icone, affreschi, quadri) del presepe, somigliano più a sepolcri che non a lettini per neonati, o quel Bambinello completamente fasciato che sembra una mummia, cosa vogliono dire se non che quel Fanciullo darà un giorno la vita per noi?

Affresco nella Grotta del Presepe
– Santuario di Greccio –

Se ci si reca, ad esempio, a Greccio, nel luogo del Natale del 1223, quando Francesco fece mettere della paglia in una mangiatoia e fece procurare perfino un bue e un asino, perché fosse visibile a tutti, con “gli occhi del corpo”, in qual modo il fanciullo Gesù era nato a Betlemme, privo di tutto ciò che è necessario a un infante, si vedrà che anche lì, nella cappellina costruita sul luogo dove in quella notte fu celebrata la Messa, un affresco mostra Maria che depone Gesù in una culla che è, in realtà, un sepolcro.

Riflessione  di Don Tonino Bello

I Magi sono il simbolo di tutti coloro che affrontano un lungo percorso ad ostacoli senza cedere ai tentativi di depistaggio o dis-orientamento, senza lasciarsi catturare dagli ambigui sorrisi del potere. E il loro viaggio non termina, come ci aspetteremmo, con il raggiungimento del traguardo sognato. «Videro il Bambino con Maria sua Madre» e poi, si potrebbe concludere « … e vissero felici e contenti». Invece, dopo aver offerto i loro doni, «per un’altra strada fecero ritorno al loro paese».
Da allora sarà sempre così per chi lo ha trovato e poi vuole rimanere con Lui: bisogna saper cambiare strada, per non perderlo, anzi, per non perdersi…

Epifania: Festa anche dei lontani, degli stranieri, degli esclusi dal sistema. L’apparire della luce di Dio tra le nostre tenebre capovolge i sistemi dei pesi e delle misure da noi stabiliti. Trasforma i meccanismi di esclusione e inclusione da noi codificati. Ci sono lontani che diventano vicini e primi che diventano ultimi. Ci sono pii osservanti delle leggi e maestri di morale che escono dal tempio senza essere perdonati, e peccatori, prostitute ed empi samaritani che diventano modelli di santità. Non è l’etichetta che conta!

Se i Magi riescono ad incontrare e adorare Gesù, è perché Dio, per rivelarsi, non fa preferenze di persone, non chiede prima la tessera di appartenenza (politica o religiosa), non discrimina in base ai titoli di studio o ai diplomi di benemerenza. Non valuta insomma le condizioni di staticità e i piedistalli del passato. Egli va incontro e svela il suo volto a quanti si spingono sulle piste del futuro e aprono i varchi dell’esodo.
Si fa trovare nella casa di ogni uomo reso infante, senza capacità o diritto di parola e di difesa. Si fa identificare da chi ha già deciso di assomigliargli.

Festa di chi sa leggere i segni: «Una stella, guidava i magi nel loro faticoso cammino».
Quanti segni anche per noi, nella natura, negli eventi del tempo, nel cuore dell’uomo, possono diventare frecce direzionali, raggi luminosi che discretamente, nel cuore della notte, orientano i nostri timidi passi verso un paese, sempre incompiuto, dove c’è spazio per ogni uomo. Soprattutto il Bambino, scoperto e adorato nella povertà di un villaggio da questi curiosi investigatori del mistero, è il segno che dobbiamo indagare tra le case e le baracche della terra, se vogliamo rintracciare i preziosi lembi del cielo. È Lui il vero cielo, e ne dobbiamo intuire la presenza oltre il velo di ogni persona, dietro le quinte di ogni scena storica.
Davanti a Gesù i Magi non dicono nulla: di fronte a Lui solo silenzio, ginocchia che si piegano, vita che diventa dono: mirra, oro, incenso.

Preghiera per l’Epifania
(in formato immaginetta)