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Avvento 2021: breve riflessione e … per i più piccoli il gioco dell’Oca dell’ Avvento (da stampare)

AVVENTO: “Tempo di attesa, di conversione, di speranza, di cammino verso Gesù che viene”
14 NOVEMBRE 2021: Prima Domenica di Avvento Ambrosiano


L’Avvento è il tempo dell’attesa della venuta di Dio, che ci prepara ad accogliere nel
mistero dell’Incarnazione l’Emmanuele, il Verbo fatto uomo per la salvezza di tutti.
L’Avvento è tempo di conversione, alla quale la liturgia di questo momento forte invita con la voce dei profeti e soprattutto di Giovanni Battista: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino» (Mt 3, 2).
Infine, è il tempo della speranza: virtù che sostiene l’anima e che conforta l’essere umano.
In questo periodo di emergenza sanitaria, sociale e spirituale, sopraffatti dalle preoccupazioni e dall’angoscia, rischiamo di far affievolire la speranza e di spegnere la nostra fede.
Per evitare torpore e aridità spirituale siamo invitati alla preghiera quotidiana.
In questo tempo di Avvento, la preghiera faccia ardere la “lampada della speranza”, per illuminare i nostri passi e per
condurre il nostro cuore “affaticato e oppresso”Colui che consola: il Dio-Bambino!


A tal scopo vi consigliamo di visitare la sezione “Devozioni e Preghiere”
(Libretti di preghiera  → Preghiere del Tempo di Natale)
oppure direttamente
qui
ove potete trovare uno schema di preghiere semplici ma significative
per questo tempo forte che precede e prepara al Natale.

 


Per i bambini (e non solo per loro!) abbiamo preparato
il “Gioco dell’Oca dell’Avvento”
con domande a quiz sul tempo liturgico che ci prepara al Natale

Materiale scaricabile e stampabile:

Tavola del gioco →  
qui
  Quiz dell’Avvento →  qui
Schema per costruire il dado →  qui

 

Il Gioco dell’Oca dell’Avvento si fa con un Dado e con le Statuine del Presepio in rappresentanza del bambino/a del catechismo, del papà, della mamma, di altri fratelli e sorelle.
Le oche da cortile sono da considerare, per i loro istinti naturali creati da Dio, come i più bravi animali di guardia. Hanno un altissimo senso e fiuto del pericolo e per difendere i loro piccoli, di cui sono gelosissimi, lanciano l’allarme con delle grida forti e dei versi acuti (starnazzano) e poi si lanciano all’assalto del nemico col loro passo veloce e col becco duro e pericoloso.
Il gioco si ispira all’episodio delle oche del Campidoglio, quando i Romani nel 390, asserragliati sul colle e nella fortezza del Campidoglio, erano assediati dai Barbari Galli, guidati dal feroce e superbo Brenno. Durante un attacco notturno dei Galli, impegnati a scalare la roccia e le mura, mentre i romani dormivano, le oche, intuendo il pericolo mortale, cominciarono a lanciare delle grida altissime e a correre contro i primi assalitori. Così i Romani, svegliati e indirizzati in tempo dalle oche, poterono salvarsi combattendo, respingendo e vincendo i Barbari assalitori.
Allo stesso modo, l’ «Oca dell’Avvento» deve dare l’allarme dentro di noi per segnalare che un “barbaro” bugiardo, un “barbaro” volgare, un “barbaro” disubbidiente, un “barbaro” capriccioso, un “barbaro” egoista, un “barbaro” vendicativo, un “barbaro” cattivo, un “barbaro” pigro … sta per assalirci ed entrare nella fortezza del nostro cuore cristiano, e poi deve spingerci all’assalto di questi sentimenti e comportamenti negativi per combatterli e buttarli fuori di noi, così da non farci conquistare, sottomettere e uccidere l’anima.

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Buon cammino di Avvento a tutti noi!


“Padre Nostro”- Riflessioni di Don Bruno Borelli

«…E NON CI INDURRE IN TENTAZIONE …»

Critica ″ragionata esegeticamente″ al cambiamento del “Padre Nostro”, mirata semplicemente a conoscere la Verità dell’insegnamento del Signore e ad affermare l’obiezione e la libertà di coscienza nel rispettare e mantenere la formulazione tradizionale, prendendo consapevolezza del senso originario ed autentico delle parole pronunciate e offerte come nostra preghiera da Gesù Cristo stesso, a cui si deve l’ubbidienza, la gloria e il grazie in eterno.


INTRODUZIONE
Per grazia di Dio ognuno può continuare a recitare il “Padre Nostro” privatamente come da secoli si è sempre fatto con piena fedeltà a Cristo ed al Vangelo, dicendo «Non ci indurre in tentazione» (Mt 6,13 e Lc 11,4).
Ma il nuovo Messale nella liturgia della Messa ci fa cambiare a livello ecclesiale questa sesta espressione della Preghiera di Gesù, in un modo che, non è corretta dal punto di vista etimologico, e a mio parere, soprattutto dal punto di vista spirituale.
Invece di «Non ci indurre in tentazione» dovremmo dire «Non abbandonarci alla tentazione».
Di certo non è corretto affermare che questa nuova traduzione sia quella “giusta” mentre la traduzione classica sia quella errata. Credo infatti che la verità sia esattamente il contrario; pertanto la nuova traduzione è da considerarsi un falso dal punto di vista letterale e morale, in quanto non è “conforme al testo originale” e quindi non si può affermare che è “corrispondente, appropriata e in sintonia con il testo di Gesù”. Si tratta piuttosto di una correzione e di un travisamento della Verità delle parole del Signore.

…  Continua  Qui    (oppure vista la sezione “Catechesi-Cultura cattolica” del sito)

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