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Archivio Novità del sito - 2021



“Padre Nostro”- Riflessioni di Don Bruno Borelli

«…E NON CI INDURRE IN TENTAZIONE …»

Critica ″ragionata esegeticamente″ al cambiamento del “Padre Nostro”, mirata semplicemente a conoscere la Verità dell’insegnamento del Signore e ad affermare l’obiezione e la libertà di coscienza nel rispettare e mantenere la formulazione tradizionale, prendendo consapevolezza del senso originario ed autentico delle parole pronunciate e offerte come nostra preghiera da Gesù Cristo stesso, a cui si deve l’ubbidienza, la gloria e il grazie in eterno.


INTRODUZIONE
Per grazia di Dio ognuno può continuare a recitare il “Padre Nostro” privatamente come da secoli si è sempre fatto con piena fedeltà a Cristo ed al Vangelo, dicendo «Non ci indurre in tentazione» (Mt 6,13 e Lc 11,4).
Ma il nuovo Messale nella liturgia della Messa ci fa cambiare a livello ecclesiale questa sesta espressione della Preghiera di Gesù, in un modo che, non è corretta dal punto di vista etimologico, e a mio parere, soprattutto dal punto di vista spirituale.
Invece di «Non ci indurre in tentazione» dovremmo dire «Non abbandonarci alla tentazione».
Di certo non è corretto affermare che questa nuova traduzione sia quella “giusta” mentre la traduzione classica sia quella errata. Credo infatti che la verità sia esattamente il contrario; pertanto la nuova traduzione è da considerarsi un falso dal punto di vista letterale e morale, in quanto non è “conforme al testo originale” e quindi non si può affermare che è “corrispondente, appropriata e in sintonia con il testo di Gesù”. Si tratta piuttosto di una correzione e di un travisamento della Verità delle parole del Signore.

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